Ciao cari,
l'ottimo Fabrizio Catalano di Prog Hifi mi ha intervistato, ecco a voi:
http://www.proghifi.it/default.asp?id=65&opr=5&content=374
Donato Zoppo Proghifi: Per ritornare alle faccende storiche percorse dal tuo libro, ti chiedo se secondo te il Prog ha davvero scippato il rock alla classe operaia per darlo alla borghesia oppure è solo una giustificazione per spiegare le influenze jazzistiche (e tante altre) che hanno contribuito a contaminare il rock?

Proghifi: Donato, il Progressive è davvero una musica senza distinzione di genere oppure l’assoluta difficoltà di definire il progressive porta ad una libertà musicale talmente priva di confini che si rischia seriamente di vagare a caso senza una direzione ben precisa?
Donato Zoppo: Bella domanda caro Fabrizio, soprattutto perché tra le righe hai colto un certo atteggiamento, per il quale “tutto è prog”, basta che ci sia la connessione di diversi linguaggi musicali. Ma è la storia del rock che ci insegna come questa musica sia ibrida dalle sue origini, basti pensare al rock & roll degli anni ’50, nato da una miscela di rhythm & blues e hillbilly-country, di cultura nera e bianca. Credo che il discrimine sia in cosa si intende per progressive.
Nel corso degli anni una certa concezione del prog si è consolidata ed è divenuta tralatizia, e mi riferisco a quella che spesso viene chiamata “rock sinfonico”, oppure “rock romantico” e così via, nata dall’incontro con la musica classica, dunque ELP, Yes, Genesis, Orme etc..
Eppure il progressive è uno spirito, più che una forma consolidata, lo hanno dimostrato i King Crimson, che si sono sempre rinnovati, oppure i Soft Machine e tutti i gruppi dell’area di Canterbury, che hanno elaborato forme jazz, rock, psichedeliche, colte, in modo sempre mutevole.
Oggi abbiamo un filone di gruppi che si rifà alla visione “canonica” del prog, ma anche altre formazioni che proseguono nella ricerca, ispirate ad un genuino “spirito” più che a strutture definite.
Proghifi: C’è qualcosa che nel tuo libro non emerge così chiaramente (a parte alcune tue considerazioni nell’introduzione): cosa ha rappresentato per la tua crescita, culturale e professionale, la musica della PFM?
Donato Zoppo: Guarda, scrivendo devi metterti in una posizione di “distacco”, di obiettività, o almeno ci provi. Ti rivolgi ai lettori e devi essere credibile, oltre che leggibile. Per questo, pur essendo un sincero amante della PFM, non potevo lasciarmi andare in dichiarazioni personali.
Tuttavia questa musica ha rappresentato molto per me, insieme a quella delle Orme e del Banco, degli Osanna e degli Area, come di tutto il prog italiano, anche quello recente.
In generale il progressive-rock e in particolare la PFM, hanno contribuito a rendere un po’ più elastica la mia apertura mentale, dimostrandomi che diverse forme musicali e diverse ispirazioni possono convivere con ottimi risultati.
Alcuni dischi della Premiata mi hanno fatto conoscere splendidi mondi musicali: ad esempio anche con Jet Lag scoprii il mondo del jazz-rock, che adoro.
Proghifi: Che sorta di relazione c’è tra la PFM e cantautori come De André e Battisti?
Donato Zoppo: Quando ancora si chiamavano Quelli (seconda metà anni ’60), i musicisti della PFM parteciparono come turnisti ai primi grandi successi di Lucio Battisti. Per intenderci, in Lucio Battisti (1969) ed Emozioni (1970) ci suonarono Di Cioccio, Mussida, Piazza e Premoli.
In Amore e non amore (1971), questi quattro artisti parteciparono ad uno dei primi esperimenti di progressive italiano: un tentativo, bizzarro, capriccioso se vuoi, ma indicativo di dove stava andando la musica in quel periodo. Con De André nel 1970 - subito dopo l’entrata di Mauro Pagani - il gruppo prese parte a La buona novella, uno dei dischi più amati di Fabrizio. Non è un caso che anche questo sia un concept-album, una forma che la PFM utilizzerà spesso. Battisti innovò la canzone italiana facendo penetrare elementi anglo-americani, De André elaborò una forma-canzone colta e poetica, con temi importanti: due grandi svolte nelle quali i Quelli furono presenti, e sono cose davvero molto formative.
Un’altra svolta fu impressa con la celebre tournèe con Fabrizio del 1979: lì la PFM dimostrò di saper maneggiare con maestria e irresistibile verve la canzone, all’epoca vista con un certo sospetto dai cultori del rock; e gli stessi appassionati della canzone d’autore apprezzarono questa formidabile miscela sonora.
Proghifi: La PFM (e il prog) nasce all’indomani della scomparsa di un mito indistruttibile come quello dei Beatles. Proprio il Prog ha cambiato la struttura della “canzone”.
È probabile quindi che Eraclito avesse ragione (dallo scontro e dalla distruzione nasce la creatività)?
Donato Zoppo: Credo che la tua domanda vada scissa. Io penso che sempre, in ogni caso, la creatività è frutto di scontro, di contrasti, di guerra, ovviamente interiore, per un artista. Basta osservare la natura, la vita, l’eterno ciclo in cui tutto nasce e muore.
La citazione eraclitea fu fatta propria dagli Area, ad esempio, una delle formazioni più creative degli anni ’70. Per quanto riguarda l’altra parte del tuo quesito, come ammesso frequentemente da Di Cioccio e da tanti suoi colleghi coevi, la scomparsa dei Beatles non fu solo un trauma ma anche una sorta di valvola di sfogo: è come se tutti avessero raccolto e assorbito l’eredità dei Fab Four a proprio piacimento, spaziando e ampliando i confini della canzone, arrivando a creare suites, concept-album e opere rock.
Infatti più che cambiare la canzone, i gruppi del progressive la oltrepassarono, arrivando addirittura a veri e propri esempi di free rock come Thick As A Brick (1972, un intero lp senza soluzioni di continuità) dei Jethro Tull e Larks Tongues In Aspic (1973) dei King Crimson, a mio avviso una delle vette assolute del linguaggio rock.

Proghifi: Puoi spiegare ai lettori di Proghifi come mai, in quel periodo storico, le bands italiane avessero dei nomi così lunghi e decisamente inusuali (Premiata Forneria Marconi, Quella Vecchia Locanda, Banco del Mutuo Soccorso, Rovescio della Medaglia, etc.)?
Donato Zoppo: Possiamo collegarci alla domanda precedente: il prog e la canzone. All’estero la psichedelia - quella inglese in particolare, bislacca e sopra le righe - si era già sbizzarrita con nomi (Incredibile String Band, Hapshash And The Coloured Coat etc.) e titoli di canzoni (Astronomy Domine), il rock e l’eccentricità freak andavano a braccetto.
All’estero tutto fu molto più fluido e scorrevole, in Italia l’avvento del rock fu più drastico: non dimentichiamo che il nostro Paese tra 1966 e 1970 era profondamente moralista (non che oggi le cose siano molto cambiate, basta toccare l’argomento satira o quello famiglia…) e questo si traduceva in canzoncine pulite e perbeniste, con le classiche rime cuore-amore etc. etc.
Un vero e proprio “nemico” da abbattere, anche con nomi stravaganti e provocatori, che dessero sfogo alla fantasia. Se all’estero c’erano un Re Cremisi o un Gigante Gentile, qui da noi si rispondeva con Locanda Delle Fate e Arti & Mestieri…
Proghifi: Come mai, negli anni d'oro della PFM, l'Italia era vista come una delle mete più importanti del rock mentre oggi, già da decenni, molti artisti di calibro internazionale snobbano il nostro paese?
Donato Zoppo: Non credo sia proprio così: l’avvento del rock in Italia fu dovuto a molte cause, tra le prime ci fu la grande stagione di concerti avviata nel 1971 (fu grande protagonista il promoter Franco Mamone, manager della PFM), quando arrivarono Jethro Tull, Led Zeppelin, Atomic Rooster e tanti altri.
Gruppi come Genesis e Gentle Giant trovarono in Italia terreno fertile per la loro proposta musicale, conquistando anche i piani alti delle classifiche. Purtroppo le contestazioni e gli autoriduzionisti crearono un clima di tensione tale da cancellare le tappe italiane per molti anni, dopo la “guerriglia” al concerto di Lou Reed (febbraio 1975) nacque un pessimo panorama per la musica dal vivo.
Le presenze straniere di oggi non mancano in Italia: certo, States, Inghilterra e Germania per il rock sono mercati più ampi e dunque più appetibili. Per quanto riguarda invece la visibilità di rock bands italiane all’estero c’è poco: ultimamente gli Afterhours hanno avuto una buona esposizione, molti gruppi metal gironzolano all’estero ma quello che la PFM fece tra Europa, USA e Giappone tra 1973 e 1976 non è stato ancora eguagliato.
Donato Zoppo: Allora, il discorso del rock borghese o proletario lascia il tempo che trova: il rock è un fenomeno creato dall’industria musicale benché con il tempo siano nati alcuni casi di musica “spontanea”, sia operaia o sottoproletaria (penso a certe formazioni punk-hardcore, alle posse), sia psichedelica (penso alle comuni tedesche di fine anni ’60, ma anche a quelle californiane).
Con il progressive-rock ci fu certamente un cambiamento nel modo di comporre, collettivo e non più individualista, penso ad esempio ai Genesis, per certi versi agli Yes, un superamento (non so se anche un miglioramento…) delle coppie Lennon-Mc Cartney o Jagger-Richards. Non fu un caso che molti gruppi del progressive avessero un’estrazione borghese e non proletaria come, ad esempio, MC5 e Stooges.
Proghifi: Claudio Fabi è stato uno dei migliori produttori della PFM, quasi un musicista nascosto della band. Al giorno d'oggi esistono ancora produttori di questa specie?
Donato Zoppo: All’epoca la concezione del gruppo era più solida, la composizione anche, la figura di un direttore artistico o produttore era più presente. Claudio Fabi ha avuto il merito di coordinare e “gestire” l’energia e il flusso creativo della Premiata, ma anche altri erano molto presenti, penso a Gianni Sassi con gli Area, Alessandro Colombini con il Banco, Reverberi con le Orme. Oggi credo che una concezione del genere non ci sia più: molti artisti si lamentano proprio dell’assenza di un tempo medio-lungo per poter maturare e di una figura di “fiducia” come poteva essere un Fabi. Però c’è qualcuno che, memore degli anni ’70, cerca di collaborare più proficuamente con il musicista, penso a Corrado Rustici, allo stesso Mauro Pagani con le sue Officine Meccaniche (dalle quali è nato Officine Meccaniche, l’ultimo disco delle Vibrazioni, prodotto secondo lo spirito Seventies).

Proghifi: Rivolgiamoci adesso all’aspetto editoriale del tuo libro. La scelta di strutturare il tuo lavoro non come una sorta di “guida all'ascolto della PFM” bensì come una visione, storica, culturale e sociale del nostro paese, è stata voluta o, alla fine della stesura, è stata una piacevole sorpresa?
Donato Zoppo: È stata una scelta assolutamente voluta: personalmente ritengo sia doveroso narrare la storia e la carriera di un gruppo osservando luoghi e tempo di nascita, crescita ed evoluzione. Se poi si tratta della PFM, una band sempre al passo con i tempi e capace di aggiornare il proprio linguaggio, per me era necessario capire e far capire al lettore quali fossero questi tempi e come la band li avesse vissuti e interpretati.

Francamente non ci avevo pensato, ma da numerose recensioni al mio libro scritte ultimamente, emerge un costante consiglio, quello di regalarlo come strenna natalizia. Personalmente per Natale regalerei qualcosa di più importante, ad esempio della Adelphi, che adoro, ma fatemi fare un po' di pubblicità e visto che siamo in tema di Natale, siate più buoni e on rompete le scatole per questo siparietto ruffiano.
Ecco i portali per acquisti dove è possibile comprare il mio libro, vi segnalo tutti i link, a meno che voi non decidiate di andarlo a prendere in libreria, dove si trova visto che le pubblicazioni Editori Riuniti sono un po' dappertutto:
AZeta Libri: http://www.azetalibri.it/main/product.asp?sku=12309123&idaff=0
BOL: http://www.bol.it/libri/scheda/ea978883595831.html?referrer=catitkelfs0101
ePRICE: http://www.eprice.it/default.aspx?sku=1151688
The Surfer Shop: http://www.thesurfershop.it/scheda/2483486.html
Internet Book Shop (IBS): http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?feature=cover&isbn=8835958318
Gulliver Town: http://www.gullivertown.com/libri/scheda.php?id=9788835958314&Gulliver_Session=e59bc7af07b2090c2321686a005f5a2d
Hoepli: http://www.hoepli.it/libro.asp?ty=&ib=8835958318&pc=000000000000000&mcs=0
Trova Prezzi: http://www.trovaprezzi.it/categoria.aspx?libera=Zoppo&id=20040&prezzoMin=&prezzoMax=&sbox=sb
Libreria Universitaria: http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8835958318/Premiata_Forneria_Marconi__1971-2006_35_anni_di_rock_immaginifico.htm
L'ottimo Giovanni Turco, prezioso collaboratore anche di MovimentiProg, ha voluto pubblicare un suo pezzo sul portale Tempi Duri, ve lo segnalo e lo ringrazio pubblicamente: