Cari amici,
eccovi il resoconto non di una bella serata ma di una serata magica.
L’occasione è stata la presentazione del libro di Donato Zoppo “Premiata Forneria Marconi. 1971-2006 35 anni di rock immaginifico” tenutasi presso il Nomad Music Club all’interno dello spazio Culturale del Circolo.
Un libro prezioso che fotografa la carriera della PFM, un gruppo mitico esponente di spicco del cosi detto Rock Progressive.
Vi rimando al libro di Donato e alle notizie sulla PFM seguendo i seguenti link
Premiata Forneria Marconi. 1971-2006 35 anni di rock immaginifico
Ha condotto l’intervista il nostro Enrico Riccio, con la sua solita competenza e verve e conoscenza musicale.
Donato Zoppo ed Enrico Riccio
La presentazione è stata intervallata dalla proiezione di alcuni filmati d’epoca della PFM e dall’esecuzione dal vivo di alcuni pezzi da parte dei ragazzi del Notturno Concertante di Grottaminarda.
Sono rimasto a dir poco estasiato nell’ascoltare questo duo di chitarre in acustico.
Donato Zoppo, Enrico Riccio, Il Notturno Concertante
Lucio Lazzaruolo e Raffaele Villanova del Notturno Concertante mandano in estasi il pubblico del Nomad
Anche Donato ed Enrico son rapiti dai maghi del Notturno Concertante
Cosa dire di Donato? Uno splendido ragazzo ed un raffinato scrittore, “settantacinquenne” come me ( nel senso che è nato nel 1975…)
Un ragazzo della nostra terra, che dedica tutto il suo tempo a quello che sa fare meglio, ovvero scrivere, e a portare in alto il valore del lavoro intellettuale di tanti ragazzi del Sud che pensano che la cultura non sia una forma di riscatto, quanto piuttosto una forma di riscoperta delle origini antiche di essere italiani del Sud. Come ha ammesso lui stesso, se fosse nato a Milano o Roma non avrebbe avuto il tempo e la capacità di concepire e scrivere l’opera che poi ha scritto.
Gli interventi del pubblico
Tutto l'evento nella sua portata multimediale: libro, musica dal vivo, proiezione di Video Clip
A conclusione della mia breve cronaca sulla serata del 6 aprile 2007, voglio rendere pubbliche alcune riflessioni fatte insieme a Donato a conclusione della serata.
Penso che chi sia nato negli anni settanta porti in sé alcuni elementi che possano alla lunga fare la differenza: l’essere stati concepiti e l’essere poi nati in un decennio di grossi fermenti e di grosse aspettative ancora non tutte realizzate ed il vivere noi oggi una condizione esistenziale precaria.
Penso che questo possa essere un elemento di grosso vantaggio rispetto alle generazioni sia immediatamente successive che a quelle immediatamente precedenti. Chi è nato nei “seventies” forse percepisce un’affinità spirituale maggiore con la generazione dei nonni piuttosto che con quella deleteria dei genitori sessantottini.
E se è vero che lo spirito di emulazione è quello che spesso guida l’uomo e le generazioni nel loro agire, c’è da pensare che chi oggi ha trent’anni senta la voglia di ricostruire l’Italia su basi nuove cosi come nell’immediato dopoguerra.
Allora c’era una democrazia politica e la partecipazione alla vita pubblica da mettere insieme. Oggi c’è una forma di democrazia e di tutela della libertà da mettere in piedi: la democrazia che preveda l’accesso per tutti alla vita e la giustizia fra le generazioni, cosi come il rispetto del merito e delle capacità.
Al di là del suo lavoro di scrittore musicale, penso che l’opera di Donato Zoppo sia l’occasione per poter incominciare noi giovani a lasciare un segno diverso nella cultura, nelle relazioni umane, nel lavoro, per poter lasciare un segno diverso negli anni a seguire.
Foto di rito alla fine della Serata (foto Alba Schiavo)













