Antonello Giovannelli è un amico musicista di Ferrara, grande appassionato di progressive rock e membro della prog band Limite Acque Sicure, che a breve ci delizierà con il proprio disco. Antonello mi ha scritto una bella lettera di complimenti, voglio condividerla con voi:
Ciao carissimo Donato,
sono riuscito a trovare il tempo di leggere il tuo libro fino in fondo, con l'attenzione che
meritava. Il mio commento è il seguente:
- stile letterario: ottimo, ti faccio i miei complimenti! Io sono particolarmente "sensibile" agli
strafalcioni letterari: avendo studiato al liceo classico, ed avendo alle spalle un bel pò
attività di divulgazione (sebbene in ambito scientifico), non sopporto i maltrattamenti alla lingua
italiana, ed al tuo libro non posso che fare i complimenti più sinceri: lo stile è lineare, chiaro,
coinvolgente, assolutamente all'altezza della situazione.
Giusto un appunto stilistico che mi ha un pò spiazzato: a volte, quando presenti un fatto
significativo per la storia del gruppo, dopo aver introdotto il discorso, all'improvviso fai un
"salto all'indietro" ripartendo da capo per descrivere ad un diverso livello di dettaglio. Questo
feedback può generare un pò di allarme, in quanto si rischia di avere il dubbio che tu stia di nuovo parlando della stessa cosa o che piuttosto abbia intrapreso la descrizione di un'altra.
- critica musicale: assolutamente eccezionale.
hai messo a fuoco in modo mirabile tutti gli aspetti artistici, musicali e di contesto dei vari lavori della PFM. Traspare il tuo "affetto" verso il gruppo, senza però lasciarti trasportare verso inopportune indulgenze in tutti i casi in cui la produzione della PFM ha attraversato dei momenti di minore felicità.
- collegamento con il contesto storico:
eccezionale anche questo aspetto. Il tuo libro è probabilmente il miglior documento storico sull'epoca
"progressive". Ho letto tutti quelli pubblicati sull'argomento, e, pur non essendoti prefisso finalità
di documentazione del genere progressive in generale, la lettura del tuo libro consente comunque
di farsi un'idea molto chiara. Sarebbe stato bello se avessi inserito una disamina più "tecnica"
delle caratteristiche distintive del progressive (così come degli strumenti musicali che lo hanno, di
fatto, reso possibile. Questo te lo avevo già scritto).
- Il mio parere, estremamente sintetico, sulla PFM in relazione a quanto hai scritto: condivido
tutto, a parte gli ultimi lavori sui quali, francamente, riesco ad essere poco generoso. Partendo da
Ulisse, questo aveva dei "semi" che lasciavano sperare in un ritorno alla vecchia (e sana)
ispirazione; opera più leggera che rock, ma che lasciava ben sperare. Il doppio dal vivo è ben realizzato, con un omaggio forse eccessivo ad Ulisse, ma va bene. Serendipity non sono riuscito ad ascoltarlo
più di tre volte, proprio non ce la faccio. Non lo capisco, come non capisco, per un gruppo come
la PFM, la necessità di lanciarsi verso percorsi che non gli sono congeniali.
Devo purtroppo dire che penso quasi la stessa cosa di Dracula: in questo caso comprendo il gusto della sfida, direi anche che l'idea di un'opera rock era un'ottima idea, una grande novità; ho la sensazione però che il risultato non sia stato all'altezza delle aspettative. L'ho ascoltato qualche volta, ma francamente non c'è nulla che valga la pena di essere riascoltato, nè pezzi che si facciano ricordare. Le cose sono due: o l'abito di opera rock era troppo stretto per la PFM e per quello che dalla PFM ci si aspetta, oppure è venuta a mancare l'ispirazione con la "I" maiuscola. Non ho visto la rappresentazione di Dracula, quindi non posso dare un giudizio complessivo, come peraltro sarebbe molto più corretto fare; posso dire che la sola musica non pare particolarmente interessante. Eppure l'argomento poteva ispirare pezzi dal piglio decisamente più incisivo ed aggressivo, più rock, o più rock progressive, insomma.
Da dichiarato fan del Banco, a mio avviso il miglior gruppo italiano di tutti i tempi, devo dire che, per quanto con finalità diverse (un concorso per musica da balletto), Di terra ha uno spessore enormemente maggiore. Credo che la musica di Dracula, affidata al Banco (quello con Gianni Nocenzi, of course!!) sarebbe stata ben altra cosa. Giuste, peraltro, le tue frecciate nei riguardi della musica più deteriore
del Banco: tanto è vero che Gianni se ne è fuggito subito, a suo tempo. In effetti alla PFM si devono riconoscere i giusti meriti nel periodo "buio" (medioevo, nel senso peggiore) del rock: mentre Orme e Banco si rendevano ridicoli, la PFM ha continuato a galleggiare con produzioni brutte ma non indecorose.
Per chiudere, ho idea che per un musicista sia di vitale importanza l'evoluzione del proprio stile,
l'adeguamento al momento storico; un musicista soffre nel riproporre sempre le stesse cose. Questo
lo capisco. Il musicista di cui sopra fa però fatica a capire che, e parlo di Banco, PFM, Orme
ecc., il loro nome, la loro immagine, è rimasta alta solo in virtù di quello che hanno fatto tanti
anni fa', cioè in virtù di quello che hanno creato con le loro mani e con la loro testa. Il pubblico
si aspetta quello, non si aspetta che si mettano a comporre musica contemporanea (ammesso che si
riesca a capire quale musica c'è oggi!). Non credo che questi musicisti non siano più in grado di
fare musica come ai vecchi tempi; forse non ne hanno più voglia, ed è questo il vero peccato, è
questo che gli rimprovero. Io ho avuto la fortuna di conoscere Gianni Nocenzi, del quale sono molto
amico, con il quale collaboro per certe cose di lavoro e con il quale mi ritrovo (raramente, purtroppo) a strimpellare (io, lui sa fare ben altro!) il pianoforte ed a parlare di musica; beh, la cosa che meraviglia di più è vedere come lui si meravigli di scoprire che c'è qualcuno che si ricorda di lui, che ancora ha passione per la musica del Banco... è come se non si fossero resi conto fino in fondo di cosa hanno rappresentato per una generazione di giovani. Anzi, hanno un certo pudore
nel parlare del proprio passato.
Boh!!