Cari amici, oltre alle positive recensioni di giornali, siti web e radio, ci sono anche molti amici che mi scrivono con entusiasmo per il mio nuovo libro.
Mauro Pini, fraterno amico livornese, amante della PFM, sostenitore dell'ottimo Bernardo Lanzetti ma soprattutto tastierista della storica prog band Aurora Lunare, mi ha inviato una bellissima lettera di complimenti che mi piace condividere con voi:
Caro Donato
innanzitutto voglio farti le più sincere congratulazioni, spontanee e meditate, per il tuo libro, che ho acquistato e letto con enorme piacere. Conoscevo ed apprezzavo la tue qualità di scrittore e la tua
grande competenza come cultore della musica rock, che ha trovato il suo compimento (per ora!) in questa opera per un editore importante, carica di riferimenti storico-sociali, artistici, aneddoti, esperienze dei
protagonisti.
Ho trovato il testo scorrevole ed appassionante quanto rigorosa nel metodo e nelle citazioni bibliografiche. Il focus ovviamente è la Premiata, ma il testo permette di ripercorrere le principali tappe del panorama di quei magici e maledetti anni settanta prima, ottanta e novanta poi fino alla contemporaneità con Dracula, senza perdersi in assurdi rimpianti o atteggiamenti nostalgici. Ti auguro che sia solo l’inizio di una evoluzione come scrittore (ed io spero come scrittore di rock, che è cultura, in tutti i sensi!) sempre poco sul serio dalla nostra “Italietta”.
Non ho apprezzato infatti il tuo lavoro solo da appassionato di musica (per non dire malato, più passa il tempo più la patologia peggiora, e dire che pareva una passione da ventenni!) rock, ma anche come di vorace lettore e scrittore di contributi scientifiche assai “noiose” (diciamo pure, all’americana, “workaholic”, nel campo della psicologia –clinica, della personalità ecc.- in ambito universitario e
del servizio pubblico).
Condivido la tua documentata analisi di quello strano periodo che ha visto accomunare ideali di pace da Woodstook ai figli dei fiori, agli anni di piombo, vivendo contraddizioni enormi il cui eco risuona
tutt’oggi. Fra me e me, non sono mai riuscito ad accettare la presenza di una ipotetica “linea di continuità” storica fra generi musicali (ed ovviamente culturali), largamente sottolineata dai critici musicali, sociologi della musica ecc., nel senso che, a parte il problema concreto delle vendite discografiche, non credo che si possa parlare di una sorta di evoluzione beat-psichedelia-progressive-punk-new-wave-metal-grunge… e via dicendo, se non (forse), in termini esclusivamente temporali.
Ricordo l’eccitazione (quasi erotica..;-) nello scartare Going for the One degli Yes, per dirne solo uno fra i tanti, nel lontano 1976, da solo o con gli amici con cui si condivideva la passione per il prog, quasi un rituale; non credo che poi, come canne mosse dal vento del mercato o delle mode, i ragazzi che riempivano i concerti di PFM, Banco, Orme, per restare in Italia, o delle mitiche band anglosassoni, sia stato possibile, abbandonare questo mondo per dirigersi verso le “schifezze”artistiche (passami il termine) di Sid Vicious con i suoi Sex Pistols e via dicendo.
Credo che, a parte i movimenti di massa, che cambiano con le mode, i filoni musicali esprimono identità culturali ben precise si identificano con artisti e con generi che riescono ad esprimere le loro interiorità (termine abusato, per intendersi). Insomma, come un punkabbestia resterà indifferente all’ascolto di Octavarium dei Dream Theater, il progster (nella sua accezione più ampia) non si lascia incantare dalle sirene del mercato o della bassa qualità, anche quando (come sempre capita) sono vincenti e potenti sul piano mediatico e commerciale. Oggi, passati gli “anta” da un pezzo purtroppo, sono sempre in cerca della qualità e dei talenti musicali, nella tecnica e nella composizione, magari cercando di allargare gli orizzonti (questo sempre!), aborrendo di rimanere confinato nei recinti angusti delle etichette (ma il prog non deve per sua stessa definizione, evolversi?), quanto gli atteggiamenti nostalgici o retrò, che non riesco proprio a capire né a digerire.
Una pia illusione poi, la speranza che i gruppi progressive e/o metal (di alta qualità, naturalmente) conquistino il mercato o riempiano gli stadi (a parte poche eccezioni) e direi un evenienza per niente auspicabile, trattandosi di prodotti per cultori, appassionati, per chi è seriamente interessato alla musica e, si sa, sono pochi nella popolazione. Quando poi si corre dietro ai cosiddetti “gusti del pubblico” o alle mode si fanno dei fiaschi clamorosi, come ricordavi giustamente citando E via del Banco (che pena, sia la musica sia i protagonisti conciati in quel modo! – non oso tirarlo fuori dai miei scaffali)
Episodi di contestazione e violenza.. hai ricordato fra gli altri quelli capitati a Santana a Torino, che tu hai ricordato. Ero presente ad una durissima contestazione dura al Banco, a Cecina (Livorno) (furono costretti a smettere di suonare), per un concerto di cui un gruppo di sedicenti “autonomi” reclamavano lo slogan “musica gratis"! Mentre nelle discoteche poco distanti imperavano i BeeGees” ecc.. Anche gli Iron
Maiden che davano voce come movimento NWOBHM, insieme a molti altre hard rock e metal band, la rabbia e alla disillusione dei giovani degli anni 80 (bellissimo l’ultimo A Matter of life and Death, con sfumature decisamente prog) che non si identificavano con John Travolta o gli Spandau Ballet e Culture Club di Boy Gorge, venivano contestati perché tecnicamente (troppo) bravi, quindi elitari (roba da pazzi!), secondo i quali il mio potenziale creativo, dopo un paio di mesi che mi cimentavo da autodidatta con le tastiere, equivaleva a quello di Keith Emerson o Rick Wakeman….